Stupisco sempre…

Stupisco sempre me stesso. E’ l’unica cosa che rende la vita degna di essere vissuta.

 

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(oscar wilde)

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toglietemi tutto, ma l’amore no, non portatemelo via

Mamma-Roma-Film-Review-Pasolini

Toglietemi pure tutto, ma l’amore no, 
non portatemelo via: 
l’amore è pioggia e vento, è sole e stella. 
Lo ammetto, 
ho un carattere eccessivo e smodato. 
Non mi so frenare, 
ogni volta che amo 
mi impegolo fino ai capelli. 
Sapessi che strazio, poi, 
uscirne vivi, 
che tragedia scappare! 
E una mattina ti svegli nel letto 
e non hai più sangue. 
Ma poi ricomincia ed è meraviglioso.

NPG x136345; Anna Magnani by Bob Collins
Anna Magnani

Questa rivolta della carne è l’assurdo

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In alcune situazioni, il rispondere: “niente” a una domanda circa la natura dei propri pensieri, può essere, nell’uomo, una finta. Lo sanno bene le persone amate. Ma se questa risposta è sincera, se rappresenta quel particolare stato d’animo in cui il vuoto diviene eloquente, in cui la catena dei gesti quotidiani viene interrotta e il cuore cerca invano l’anello che la ricongiunga, è allora come il primo segno dell’assurdo. E avviene così che la scena si sfasci. La levata, il tram, le quattro ore di ufficio o di officina, la colazione, il tram, le quattro ore di lavoro, la cena, il sonno e lo svolgersi del lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì e sabato sullo stesso ritmo… questo cammino viene seguito senza difficoltà la maggior parte del tempo. Soltanto, un giorno, sorge il “perché” e tutto comincia in una stanchezza colorata di stupore. “Comincia”, questo è importante. La stanchezza sta al termine degli atti di una vita automatica, ma inaugura al tempo stesso il movimento della coscienza, lo desta e provoca il seguito, che consiste nel ritorno incosciente alla catena o nel risveglio definitivo. Dopo il risveglio viene, col tempo, la conseguenza: suicidio o ristabilimento. In sé, la stanchezza ha qualche cosa di disgustoso, ma, in questo caso, devo concludere che è vantaggiosa. Infatti, tutto comincia con la coscienza e nulla ha valore se non per mezzo di questa. […] La semplice “inquietudine”, come dice Heidegger, è all’origine di tutto. Medesimamente, e per tutti i giorni di una vita senza splendore, siamo portati dal tempo; ma viene sempre il momento in cui noi dobbiamo portarlo. Di solito, viviamo facendo assegnamento sull’avvenire: “domani”, “più tardi”, “quando avrai una posizione”, “con l’età comprenderai”. Queste incoerenze sono straordinarie, dato che, alla fine dei conti, si tratta di morire. Con tutto ciò, giunge il giorno in cui l’uomo si accorge o dice di aver trent’anni, affermando, così, la propria giovinezza. Ma, nello stesso momento, egli si pone in rapporto con il tempo, vi prende posto, riconosce che si trova a un certo punto di una curva, che confessa di dover percorrere. Egli appartiene al tempo e, dall’orrore che lo afferra, lo riconosce come il suo peggior nemico. Il domani: egli desiderava il domani, quando tutto il suo essere avrebbe dovuto ribellarvisi. Questa rivolta della carne è l’assurdo.

__ Albert Camus – “Il Mito di Sisifo” __

 

1984 (immagina uno stivale che calpesta un volto umano…per sempre.)

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“Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Winston?”
Winston ci pensò un po’ su. “Facendolo soffrire” disse infine.
“Esattamente. Facendolo soffrire. L’obbedienza non basta. Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. Riesci a vedere, ora, quale tipo di mondo stiamo creando? Esso è proprio l’esatto opposto di quella stupida utopia edonistica immaginata dai riformatori del passato. Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà. Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza. Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull’amore e sulla giustizia. La nostra è fondata sull’odio. Nel nostro mondo non vi saranno altri sentimenti oltre la paura, il furore, il trionfo, e l’automortifìcazione. Tutto il resto verrà distrutto, completamente distrutto. Già stiamo abbattendo i residui del pensiero che erano sopravvissuti da prima della Rivoluzione. Abbiamo abolito i legami tra figli e genitori, tra uomo e uomo, e tra uomo e donna. Nessuno ha il coraggio di fidarsi più della propria moglie, del proprio figlio; nel futuro non ci saranno ne mogli, né amici. I bambini verranno presi appena nati alle loro madri così come le uova vengono sottratte alle galline. L’istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione diventerà una formalità annuale come il rinnovo della tessera annonaria. Noi aboliremo lo stesso piacere sessuale. I nostri neurologi stanno facendo ricerche in proposito. Non esisterà più il concetto di lealtà, a meno che non si tratti di lealtà verso il Partito. Non ci sarà più amore eccetto l’amore per il Gran Fratello. Non ci sarà più il riso, eccetto il riso di trionfo su un nemico sconfitto. Non ci sarà più arte, più letteratura, più scienza. Una volta onnipotenti, non avremo più alcun bisogno della scienza. Non ci sarà più alcuna distinzione tra la bellezza e la bruttezza. Non vi sarà più alcun interesse, più alcun piacere a condurre l’esistenza. Le soddisfazioni che derivano dallo spirito di emulazione non esisteranno più. Ma ci sarà sempre, intendimi bene, Winston, l’ubriacatura del potere, che crescerà e si perfezionerà costantemente e costantemente diverrà più raffinata e sottile. Sempre, a ogni momento, ci sarà il brivido della vittoria, la sensazione di vivido piacere che si ha nel calpestare un nemico disarmato. Se vuoi un simbolo figurato del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano… per sempre.”

george orwell 1984

50 MARILYN

L’intelligente, sensibile e tormentata Marilyn Monroe smascherata da Tommaso Pincio in questo toccante articolo fitto di immagini che ne ricostruiscono la vita

Tommaso Pincio Post

Il corpo, ben formato e nutrito, fu rinvenuto coricato e svestito il 5 agosto 1962. Era il corpo più desiderato degli Stati Uniti d’America.

Nell’istante del decesso pesava 53 chili e misurava 166 centimetri in lunghezza. Dal 23 febbraio 1956 il suo nome legale era Marilyn Monroe.

Era nato 36 anni addietro, la mattina del 1° giugno 1926. Sua madre, Gladys Monroe, l’aveva registrato con il nome di Norma Jeane Mortenson.

Norma Talmadge era una stella del cinema muto di allora e a Gladys, che faceva la montatrice, il nome Norma parve il migliore degli auspici.

Dicono che pure Jeane fu scelto in onore di una stella, Jean Harlow. Ma non è possibile; Jean Harlow si chiamò così solo a partire dal 1928.

Dopo appena 13 giorni di vita, il corpo destinato a diventare Marilyn Monroe fu lasciato in affidamento a una famiglia che odiava il cinema.

Sai cosa ti…

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