le spleen de Paris

moriva il 31 agosto 1867 il poeta maledetto Charles Baudelaire

edizioni dEste

Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua.

Ma di che cosa? Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi.

E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa , chiedete al vento, alle stelle, gli uccelli, l’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è: e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno:

E’ ora di ubriacarsi! Per non essere schiavi martirizzati dal Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare.

 

Charles Baudelaire

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l’elementare vastità di un mondo battuto dal vento

Oh, venti poderosi, che schiantate i rami novembrini! Il placido sole splendente, non toccato dalle furie della terra, abbandona il mondo all’oscurità, al selvaggio oblio e alla notte, mentre gli uomini tremano nei loro cappotti e si affrettano a tornare a casa. Poi le luci di casa scintillano in quelle profondità desolate. Eppure ci sono le stelle! Alte e luccicanti in un firmamento spirituale. Noi cammineremo fra mulinelli di vento, guardando intensamente attraverso le nostre sembianze terrestri, alla ricerca di un improvviso sorriso di intelligenza umana al di là di queste insondabili bellezze. Ora il ruggito della furia di mezzanotte e lo scricchiolio dei cardini e delle finestre, ora l’inverno, ora la comprensione della terra e della nostra presenza su di essa: questo dramma di enigmi e di doppi fondi, di sofferenze e di tristi gioie, queste cose umane nell’elementare vastità di un mondo battuto dal vento.

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Jack Kerouac

Un mondo battuto dal vento

Poteva essere l’uomo a un tempo possente, virtuoso e magnifico, eppure così vizioso e vile?

Poteva essere l’uomo a un tempo possente, virtuoso e magnifico, eppure così vizioso e vile? […] Per lungo tempo non riuscii a concepire come un uomo potesse spingersi ad assassinare il suo amico, o anche perché ci fossero leggi e governi […]. Sentii parlare di divisione di proprietà, di ricchezze immense e di squallida miseria, di ceto, di discendenza e di nobiltà. […] Ed io che ero? […] Ero dotato di un aspetto spaventosamente deforme e ripugnante; non ero neppure della stessa natura dell’uomo

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Frankenstein 

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Mary Shelley

Affamato afferra un libro: è un’arma

edizioni dEste

Impara quel che è più semplice! Per quelli
il cui tempo è venuto
non è mai troppo tardi!
Impara l’a b c; non basta, ma
imparalo! E non ti venga a noia!
Comincia! devi sapere tutto, tu!
Tu devi prendere il potere.
Impara, uomo all’ospizio!
Impara, uomo in prigione!
Impara, donna in cucina!
Impara, sessantenne!
Tu devi prendere il potere.
Frequenta la scuola, senzatetto!
Acquista il sapere, tu che hai freddo!
Affamato, afferra il libro: è un’arma.
Tu devi prendere il potere.
Non avere paura di chiedere, compagno!
Non lasciarti influenzare,
verifica tu stesso!
Quel che non sai tu stesso,
non lo saprai.
Controlla il conto
se tu che devi pagare.
Punta il dito su ogni voce, 
chiedi: e questo, perchè?
Tu devi prendere il potere.

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Bertolt Brecht – Lode dell’imparare

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verrà la morte e avrà i tuoi occhi

«L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia»
Decise di chiudere la sua esistenza fittissima e vissuta con strazio nonostante i riscontri assolutamente positivi del suo lavoro di scrittore, poeta, traduttore, insegnante e la sua collaborazione con Einaudi Editore.
Cesare Pavese, 42 anni, aveva vinto il premio Strega con La bella estate, un paio di mesi prima di prendere la decisione definitiva, il 27 agosto del 1950.

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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

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Cesare Pavese

 

Quella sera aveva inghiottito la sua polvere assassina; nessuno di noi gliela aveva tolta dalle mani. Ci ha perdonato, ci ha chiesto perdono. Di che cosa, Pavese? Che cosa le avevo fatto, che cosa mi aveva fatto, che cosa ci aveva…

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il catalogo #ebook

novità nel nostro catalogo

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La tematica della dualità dell’animo umano, analizzata a lungo da Carl Jung nelle sue riflessioni psicanalitiche e definita ombra, appare in ben due dei nostri nuovi #ebook, il giallo di Sergio Di Siero, Parlami della tua ombra, che scava in una Napoli sotterranea, sconosciuta e sorprendente, usando l’alchimia per accompagnarci cambiamenti dei personaggi alla ricerca della conoscenza e poi l’avvincente thriller L’ombra dell’odio, con firma Andrea Baiocco.
Sono da poco disponibili i tre nuovi romanzi di Carlo Alfieri, di cui Ultimi giorni del corallo buono in #‎freedownload.
Inoltre trovate I cento veli di Massimiliano Comparin, segnalato da Amazon tra i migliori bestsellers, a 0,99€ per una speciale promozione estiva.
Tutte le schede sui prodotti sono disponibili sul nostro blog https://edizionidesteblog.wordpress.com/ebook/  e sulla nostra pagina ufficiale www.edizionideste.it

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dimensione di vuoto emozionale

cuculo

Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale (…); viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell’individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell’internamento. L’assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l’essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l’aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell’asilo.

 

Franco Basaglia

(La distruzione dell’ospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione, 1964)