l’ambiguo tempo dell’arte

Nel tempo reale, nella storia, ogni volta che un uomo si trova
di fronte a varie alternative opta per una ed elimina o perde
le altre; non è così nell’ambiguo tempo dell’arte, che somiglia
a quello della speranza e dell’oblio. Amleto in quel tempo,
è assennato ed è pazzo. Nella tenebra della sua Torre della
Fame, Ugolino divora e non divora gli amati cadaveri, e questa
ondulante imprecisione, questa incertezza, è la strana materia
di cui è fatto. Così, con due possibili agonie, lo sognò Dante, e
così lo sogneranno le future generazioni.

Inferno_Canto_33,_Gustave_Dorè_2

“…Poscia che fummo al quarto dì venuti, Gaddo mi si gittò disteso a’ piedi, dicendo: ‘Padre mio, ché non m’aiuti?’…” canto trentatreesimo dell’inferno dantesco Gustave Dorè, La morte del conte Ugolino

J.L.Borges, “Il falso problema di Ugolino”, Saggi danteschi

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