Terreni confiscati alle mafie, Cascina Caccia, Libera Terra

Un paio di mesi fa partecipai a un matrimonio per me molto particolare. Si sposavano, infatti, i due attori protagonisti del mio spettacolo Econosofia che, nella finzione teatrale, interpretavano, appunto, marito e moglie.

La fantasia non solo supera, ma addirittura a volte precede la realtà.

Anche il contesto in cui ebbe luogo il ricevimento fu, in effetti, molto particolare: “Cascina Caccia” a San Sebastiano da Po, splendida costruzione con vista panoramica sulle colline torinesi, così chiamata in ricordo del Procuratore Capo della Repubblica a Torino, assassinato il 26 giugno del 1983.

Bruno Caccia venne attinto da 17 colpi di pistola, sparati da due sicari su una Fiat 128, mentre portava a passeggio il cane, in un momento in cui aveva lasciato a riposo la scorta. Si scoprì più tardi, molto più tardi, che il mandante di quell’omicidio fu il boss ‘ndranghetista Domenico Belfiore (il Procuratore indagava su traffici di mafia in Piemonte) e che l’ordine venne impartito proprio da quella cascina di sua proprietà.

Cascina Caccia oggi è un bene confiscato alle mafie.

Anche se la confisca definitiva avvenne nel 1999, soltanto nel 2007 la famiglia Belfiore lasciò la casa permettendone il riutilizzo sociale previsto dalla legge 109/96. Si cercò di ostacolare il provvedimento con una doppia campagna di raccolta firme nel paese e la situazione si aggravò a tal punto che venne nominato un Prefetto ad acta che permise l’assegnazione del bene.

Oggi Cascina Caccia è il bene confiscato più grande del nord Italia e ospita una comunità di giovani che se ne prendono cura. È uno spazio rivolto all’educazione alla legalità, è teatro di corsi e laboratori autogestiti, è meta di migliaia di studenti da tutta Italia che ogni anno la visitano. Sul terreno, oltre a uno spazio dedicato all’orto, al noccioleto e ad alcuni piccoli animali della fattoria, è stato creato uno spazio per le api. Cinquanta famiglie permettono di avere il primo prodotto a marchio Libera Terra del nord Italia: il miele.

Con Edizioni dEste, a breve, pubblicheremo un libro frutto della collaborazione con la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, la quale, d’intesa col MIUR, proporrà ai ragazzi delle scuole superiori, in tutta Italia, un concorso dal titolo “Mamma che impresa!”. I ragazzi che desidereranno partecipare scriveranno una storia d’impresa: fare impresa, infatti, è la realizzazione di un sogno.

È un sogno che diventa realtà.

Ai racconti migliori, quelli che entreranno nel volume, affiancheremo vere storie d’impresa, scritte da imprenditori che hanno realizzato il loro sogno. Oggi più che mai c’è bisogno di esempi per immaginare e costruire un futuro migliore.

Inutile aggiungere che una delle storie d’impresa sarà “Cascina Caccia”.

Massimiliano Comparin per La Provincia di Varese

18 settembre 2014

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