non c’è bestia più pericolosa dell’uomo

Cane non mangia cane; «i feroci leoni non si fanno guerra»; il serpente non aggredisce il suo simile; v’è pace tra le bestie velenose. Ma per l’uomo non c’è bestia più pericolosa dell’uomo.

GUERRA3
Dulce bellum inexpertis

Erasmo da Rotterdam

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Feed The planets

sabrinaminetti

Scrivendo “Feed the planets”, per Exponovel, un progetto EDIZIONI DESTE. Stay tuned.

“Mia sorella dice che ho i binari. So andare in un posto se conosco la strada, e solo con la strada che conosco. Se cambia una variabile, perdo il controllo. Mi agito, mi dispero, come se si trattasse di vita o di morte. Sto cercando di lavorare su questo. Sto cercando di imparare a vedere le cose nella loro giusta luce. Un dramma è un dramma. Perdersi lungo il tragitto non lo è. Dovrei saperlo. Così l’ho presa con filosofia. Sono arrivata davanti alla locanda, il cancello carraio mi è sembrato troppo stretto per passarci con la mia auto, nell’incertezza quelli che mi stavano incolonnati dietro si sono messi a suonare, e così sono ripartita, e mi sono persa negli stretti sensi unici dell’antico borgo. Il navigatore fa le bizze in questi ultimi tempi, ma mi ha riportata…

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mare dentro

Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso
nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà
che fanno vero un desiderio nell’incontro.
Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una
saetta, il mio corpo cambiato non è
più il mio corpo, è come penetrare al centro
dell’universo:
L’abbraccio più infantile, e il più puro dei
baci fino a vederci trasformati in
un unico desiderio
Il tuo sguardo il mio sguardo, come un’eco
che va ripetendo, senza parole: più dentro,
più dentro, fino al di là del tutto, attraverso
il sangue e il midollo.
Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio
essere morto, perché io con la mia bocca
resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli.

mare dentro

(Ramon Sampedro)

2GRANDI+2piccole a SpeakEasy

uscirà tra una manciata di giorni l’autobiografia di Matteo Gamerro, il nostro blogger su 4 ruote, per cui Don Ciotti di Libera contro le Mafie ha scritto una sentita prefazione.

Il libro verrà presentato, in anteprima, al Teatro Santuccio di Varese durante l’aperitivo che precede il secondo spettacolo della rassegna teatrale Speakeasy, Santi, Balordi e Poveri Cristi.

COPERTINA 2+2 per web 200x300

Matteo Gamerro, appassionato di tutti gli sport, “ama sudare”, della propria prestanza fisica fa un vanto e, senza fare troppa fatica, riesce bene in tutto, quando a diciannove anni scopre di avere la sclerosi multipla. Iniziano così il suo cammino di confronto e lotta con la malattia e la sua profonda evoluzione personale. Mentre costruisce il suo percorso terapeutico, si laurea in Ingegneria gestionale al Politecnico di Torino, trova lavoro all’Alenia Aermacchi e nel 2012 apre un blog, www.altezzaculo.it, dedicato ai suoi “pensieri settimanali”, riflessioni esistenziali dal punto di vista di chi sta seduto su quattro ruote, due grandi, due piccole. Nel 2014 tiene un ciclo di conferenze per le scuole, nell’ambito di Il testimone ai testimoni, percorso educativo – sportivo per la legalità, organizzato dall’omonima associazione e da Libera Associazione, nomi e numeri contro le mafie. Don Luigi Ciotti lo ha premiato come Campione nella vita.
Piemontese, trentacinque anni, vive in una splendida casa immersa nella natura, dove, nel tempo libero e quando non è in giro per il mondo, ama leggere, scrivere e occuparsi dei suoi bonsai.

giochi semplici e molto seri.

C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.

Bruno Munari

vivien maier

vivien maier  

vivien maier

vivien maier

che fine ha fatto Gaia (dal blog di Massimiliano Comparin)

riportiamo la risposta di Massimiliano Comparin a un lettore del romanzo   I cento veli

Che fine ha fatto Gaia?
Pubblicato il 23 ottobre 2014 da Massimiliano
Diverse persone mi scrivono (cosa di cui ringrazio) chiedendo notizie su Gaia…

Riporto pubblicamente quanto risposto a un gentile lettore de I cento veli con la preghiera, per chi non si fosse imbattuto in questo romanzo e desiderasse farlo, di allontanarsi immediatamente da questo post

Grazie per avermi scritto, e grazie per esserti “prenotato come lettore per il nuovo romanzo…” Arrivo subito alla tua domanda: ci sono tre motivi per cui, nel finale, la vicenda umana e personale di Gaia appare un po’ (solo un po’) sfumata. Il primo riguarda proprio la tecnica narrativa: il romanzo è scritto in prima persona (l’io narrante è il protagonista, Alessandro), chi racconta, quindi, dice quel che sa e ciò di cui non sa, tace. Tutto è filtrato dal suo punto di vista.

Laddove di un fatto fa esperienza certa, ne parla.

Laddove invece di un fatto ha solo un’opinione, non può far altro che supporre.

Se il libro fosse stato scritto in terza persona, sarei stato obbligato a dipanare più chiaramente tutte le vicende, sia quelle principali sia le collaterali. In questo caso, invece, il flusso della narrazione è più coerente con la vita reale. Non c’è un deus ex machina a orchestrare le cose (nei romanzi scritti in terza persona, di solito, è l’autore stesso che “saccentemente” racconta).

La vita, invece, non sempre è chiara fino in fondo.

Il secondo motivo riguarda il tema del “genere”: il libro parte come un giallo ma, in realtà, a un certo punto vira verso altro, un percorso esistenziale di crescita e di presa di coscienza da parte del protagonista. Quel che un tempo si chiamava romanzo di formazione. Vorrei che il lettore, nel finale, si allontanasse dal giallo, quindi dalla risoluzione del mistero, e mettesse al centro della sua osservazione quel grande mistero che è la vita e il male nell’uomo. Le due direttrici del romanzo sono, da una parte, il raffronto col tema del male nell’uomo e dall’altra la ricerca del sé, che non porta necessariamente al disvelamento “in positivo” dell’aletheia (scusami la citazione classicista ma è proprio la parola giusta). I vari veli che cadono, quello del sé individuale (prima parte del libro: come mi vedono gli altri e come mi vedo io), quello del sé storico (seconda parte: imparo a conoscere vicende che mi sono state negate e che gettano una diversa luce sulla mia storia) e quello del sé universale (terza parte: le regole che governano i conflitti e il perché del male) portano sì a una maggiore autocoscienza, ma se poi ciò che vedo, tolto l’ultimo velo, è il mostro insito nella nostra specie, cosa ne faccio di me, ora che so? Una delle morali di questa antifavola, forse, è proprio questa: per conoscere l’uomo per davvero dobbiamo scendere all’inferno e poi tornare su. Ma, una volta risaliti, che ne sarà di noi? Ecco perché, a mio parere, circostanziare meglio la figura di Gaia sarebbe stato, in qualche modo, tradire il testo.

Ultimo motivo: Gaia è, in sé, un’immagine cristica. C’è in ogni riga ma non appare mai, sono gli altri che raccontano di lei, invisibile fulcro della narrazione. Su di sé, Gaia porta il peso del peccato (della sua famiglia e, come si vedrà, della sua specie). Sacrifica se stessa e i suoi affetti per espiare colpe non sue. Infine, scompare dalla faccia della terra (ultima scena: Alessandro entra nella sua camera, un vuoto sepolcro circondato da donne piangenti).

Spero ora di averti fornito un’ulteriore chiave di lettura (e di scrittura) e qualche spunto.

Scusami se sono stato prolisso
 

centoveli