NO, CARO MATTEO – Guido Castelli

NO, CARO MATTEO – Lettera aperta di un Sindaco deluso dal Sindaco d’Italia al tempo del Referendum costituzionale e della protesta globale nelle Città e in Europa

Alla vigilia del referendum costituzionale di autunno, Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno, scrive una lettera aperta a Matteo Renzi, con la nostalgia mista a delusione di chi aveva sperato che a Roma fosse arrivato un “Sindaco d’Italia”. Invece la riforma della Costituzione promossa dal Governo Renzi finirà per sancire la rinascita di un centralismo capace di azzerare ogni autonomia locale e quindi ogni responsabilità vera e verificabile dei Sindaci.

Eppure proprio nel Comune resta l’ultimo baluardo di condivisione tra cittadini e Istituzioni. Proprio nelle città potrebbe rinascere quel patto di solidarietà e di coesione capace di ridare onestà e virtù alla politica. Alla politica fatta di impegno per chi nelle città abita, lavora, vive. Con la riforma costituzionale disegnata dal Governo Renzi i sindaci vengono trasformati in prefetti, chiamati ad eseguire gli ordini di Roma: aumentare le tasse, non per spenderle a favore di migliori servizi locali, ma per colmare il debito pubblico dello Stato centrale.

Assistiamo alla fine di ogni progetto di autonomia locale. Proprio nei mesi e negli anni in cui l’Europa registra l’affermazione di nuovi localismi, traditi dal centralismo di Bruxelles. E in Italia la delusione verso i partiti tradizionali finisce per favorire chi, come il Movimento 5 Stelle, ha fatto della battaglia per una nuova cittadinanza uno dei suoi principi costitutivi. Il No all’Europa matrigna è il no a ogni forma di centralizzazione che tradisca il principio di sussidiaretà e di autonomia. Il No al referendum costituzionale in Italia è l’affermazione di una rinascita del protagonismo dei territori e delle città e di chi si assume la responsabilità di amministrarli, sapendo di essere giudicati per i risultati, non per i servizi assicurati al Governo centrale.

La lettera aperta mette in fila l’analisi dei tagli attuati dai Comuni italiani negli ultimi cinque anni, e la spending review eseguita più e meglio di tutte le altre Amministrazioni pubbliche. Si rammentano le sfide dei Sindaci di tutta Italia, spesso minacciati, talvolta aggrediti, sempre nel mirino di città private di risorse dalla tassazione imposta dallo Stato. Si parla di società ex municipalizzate e di migrazioni. Delle speranze e delle richieste avanzate dai cittadini e del ruolo del Sindaco costretto a fare il “signor No”.

Nella lettera di un “sindaco del fare” a un “premier del dire” c’è la sintesi politica di un tempo troppo liquido, dove le parole cambiano spesso di senso, dove il consenso si sposta con facilità, ma dove i valori, quelli veri, devono potersi affermare, oltre le mode, oltre gli slogan, per dare nuova stabilità al presente e nuova speranza al futuro delle città e del Paese.

 

no, caro matteo cover

Autore: Guido Castelli

Genere: saggistica, politica

FORMATO TIPOGRAFICO:

Prezzo di copertina: 12,00€

Pagine: 128

ISBN: 9788898726615

FORMATO EBOOK:

Prezzo di copertina: 4,99 €

ISBN: 9788898726622

Uscita prevista: 21 luglio 2016

Sinossi: La fiducia dei cittadini per le Istituzioni può ripartire solo da qui: dal Comune. Dal rapporto con il Sindaco. A condizione che il Primo cittadino non venga trasformato in sceriffo di Nottingham, incaricato di esigere tasse sempre più alte, non per dare servizi migliori agli abitanti della sua città, ma per colmare il debito dello Stato. E’ quello che negli ultimi anni è stato chiesto ai sindaci d’Italia. Proprio da chi si presentava come “Sindaco d’Italia”, Matteo Renzi, a capo di un Governo che ha promosso una riforma costituzionale che sancisce la fine dell’autonomia locale e della responsabilità delle amministrazioni locali. Ai Comuni è stato chiesto di tagliare e tassare. Tagliare i bilanci, quindi i servizi, e di aumentare le tasse locali, da riversare nel bilancio dello Stato. In questo percorso il Governo Renzi ha seguito e perfezionato il disegno del Governo Monti.

Il Sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli, scrive una lettera aperta al premier, che da “Sindaco d’Italia” è diventato “Sindaco pentito”, e forse anche per questo è stato sconfitto alle ultime elezioni amministrative. Una lettera aperta di grande attualità politica nel tempo della rinascita dei localismi in Europa e alla vigilia del referendum costituzionale che in Italia – se approvato – potrebbe mettere una pietra tombale sul principio di sussidiarietà, sull’autonomia locale e sulla responsabilità di chi governa le nostre città.

 

guido castelli

Guido Castelli, 51 anni, è sindaco di Ascoli Piceno dal 2009. Candidato unico del centrodestra, nel 2014 è stato rieletto al primo turno, per il suo secondo mandato, con una percentuale di consensi che ha sfiorato il 60%. Laureato in Giurisprudenza, Castelli è avvocato cassazionista. E’ sposato. Con la moglie, Anna Saveria Capriotti, è da sempre impegnato in attività sociali, prima ancora di dedicarsi all’attività politica. Militante di Alleanza Nazionale, poi in Forza Italia, Castelli ha da sempre coltivato una forte identità radicata nei valori cattolici e una altrettanto forte capacità laica di dialogo con tutti, amici e avversari politici. Alla sua esperienza amministrativa locale – prima di fare il sindaco è stato per dieci anni consigliere regionale nelle Marche – ha aggiunto da cinque anni un impegno di carattere nazionale nell’Anci (l’Associazione nazionale Comuni d’Italia), come responsabile per la finanza locale e quindi come Presidente di Ifel, l’Istituto per la Finanza e l’Economia locale.

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