Solar Park – Carlo Alfieri

cover frontale solar park

Autore: Carlo Alfieri

 

ISBN: 9788898726691

Genere: narrativa

Pagine: 300

Formato: brossura

Prezzo: 17,00 €

Uscita: settembre 2017

Sinossi: Il trentanovenne Almodio Siccomario, dirigente diligente ma non fulgente della filiale italiana della Dai Eleka, multinazionale elettronica, spera in una sacrosanta promozione. Trame manageriali portano invece al suo trasferimento. Amministratore Delegato della sede uruguayana. Promozione ma in realtà esilio. Senso di ingiustizia e di fallimento, e il ricordo dell’incontro con la splendente Drusa Ravenport, lo accompagnano a Montevideo. Ma è qui che nella sua vita irrompe il misterioso Prudencio Ordóñez, avventuriero portatore di ottime opportunità di business. L’amicizia virile diventa collaborazione sempre più stretta: non solo contratti commerciali, Prudencio gioca in grande sullo scacchiere planetario, tutto sa, tutto manovra, e coinvolgerà Almodio in azioni segretissime e spettacolari ai quattro angoli del pianeta. Facendone un uomo nuovo, coraggioso e intraprendente, capace persino di edificare un sogno ecologico mirabolante. Saranno invece gli incontri al femminile – con Drusa, ancora; con la dolcissima ma incrollabile Lucrecia; con l’esotica e disinibita studentessa Shaadiya – a farlo crescere, fino a costruire, infine, anche il suo sogno d’amore perfetto.

Carlo Alfieri.

alfieri

Chimico e viaggiatore, dopo il ritiro dalla sua professione non ha smesso di girare il mondo. In senso lato e metaforico. Ora viaggia parecchio attraverso le storie che scrive, partecipando a eventi letterari e culturali, dove presenta le sue opere e quelle degli amici autori, e pure attraverso le meravigliose strade della rete, con il suo blog http://www.carloalfieri.com. La chimica, si sa, è cosa complessa. E Carlo Alfieri, di certe complessità s’intende: della chimica degli elementi e di quella sentimentale. Di quest’ultima in particolare Alfieri si occupa ultimamente. I suoi esperimenti sono ora letterari, e scrive romanzi, fitti di imprevedibili reazioni: armoniose o esplosive. Nella sua personale tavola periodica degli elementi spiccano l’amicizia, i viaggi e le culture del mondo, la passione per la buona tavola, un very British sense of humor, ma soprattutto l’amore, che tutto può trasformare, complice lo scorrere del tempo. Nel 2012 Mursia ha dato alle stampe Una vita complicata. Per dEste Edizioni sono usciti Romanzo d’una storia nata male (anche in lingua inglese Every dog has his day), Il principio di tutte le cose, La Nemesi Moldava, Ultimi giorni del corallo buono, Romanzo rosa dipinto di blu e La cerimonia delle peonie. La storia segreta di Jùlia Wodianer è stata pubblicata in lingua russa per i tipi di Vostoc’naia Kniga.

Scrive di scienza sulla rivista Il Porticciolo e da cinque anni tiene conferenze culturali per i detenuti del carcere di San Vittore a Milano. È appassionato di cosmologia e di cucina, vive in una casa in mezzo al bosco sulle sponde del Lago Maggiore e ha un gatto rosso, di nome Leo, che ama dormire sulla tastiera del suo computer.

La voragine del cibo sprecato 5 milioni di tonnellate all’anno finiscono nell’immondizia

Dal quotidiano La Stampa di domenica 9 luglio un articolo che parla della legge Gadda sullo spreco alimentare per la grande distribuzione di cui Edizioni dEste ha prodotto uno spot e pubblicato le linee guida in un volume speciale, a tiratura limitata, su carta ecologica.

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Il paradosso: le promozioni e gli sconti inducono ad acquisti eccessivi. Una legge favorisce le donazioni dell’invenduto per ridurre il fenomeno

I volontari delle Onlus passano due volte a settimana, nel primo pomeriggio. Scendono dai furgoni con le cassette, alcune raffreddate da mattonelle del ghiaccio, e caricano il cibo selezionato dai responsabili di reparto del supermercato. Molta frutta e verdura, ma anche pasta, pelati. «Tutto ciò che è ancora commestibile, che non è scaduto, ma per qualche motivo non è più utilizzabile da noi», spiega il responsabile del punto vendita Coop del quartiere popolare di Milano. Incluse confezioni danneggiate o dalle quali si è staccata un’etichetta. «Quasi tutto tranne i surgelati, perché garantire la catena del freddo è più delicato».

 

La lotta allo spreco di cibo è uno scontro di formiche contro un colosso senza volto. Un sistema agroalimentare con perdite lungo tutta la filiera, che nella sola Europa arriva a buttare 88 milioni di tonnellate di alimenti all’anno. L’Italia fa la sua parte, con 5 milioni. Anche se, da qualche mese, almeno recuperare alimenti da destinare a chi ne ha bisogno dovrebbe essere più facile. Lo scorso settembre è entrata in vigore la «legge Gadda» che ha l’obiettivo di ridurre il cibo buttato lungo la catena della produzione e della distribuzione, favorendo le donazioni. Un supermercato o un panificio che volessero dare via prodotti invenduti si scontravano con una giungla normativa.

 

La nuova legge ha semplificato le cose, prevedendo ad esempio solo delle dichiarazioni consuntive a fine mese per chi dona. Finora però l’interesse arriva soprattutto da parte di chi ha le spalle più larghe. «Ora le imprese stanno cercando di inserire le donazioni nei propri processi organizzativi», spiega Stefano Crippa, direttore area comunicazione di Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta la grande distribuzione. «Nel primo mese dall’entrata in vigore abbiamo ricevuto tante telefonate di aziende che non avevano mai donato e che volevano informarsi, incluse catene che stanno arrivando in Italia e professionisti che lavorano coi negozi», commenta Laura Bellotti, addetta stampa del Banco Alimentare, Onlus specializzata nella raccolta e redistribuzione di cibo in surplus, con 21 magazzini in tutta Italia.

 

La lotta alle perdite alimentari è ormai entrata nell’agenda politica internazionale: Onu e Unione europea si sono date come obiettivo di dimezzarle entro il 2030. L’Italia è stata tra i pochi a darsi una normativa al riguardo, anche se non prevede sanzioni, diversamente da quella francese. Un passo in avanti, ma non ancora un balzo. «Ha ratificato quello che già facevamo», dice il responsabile vendite della Coop milanese. «Facilita chi già faceva recupero, ma sulle piccole realtà della distribuzione c’è ancora poco miglioramento», commenta Andrea Segré, professore di Politica agraria all’università di Bologna, che da anni studia il tema dello spreco. Un problema sistemico, che continua ad autoalimentarsi. Paradossalmente aggravato dalla crisi, perché induce i consumatori in difficoltà economica a buttarsi su promozioni inutili che portano a scarti all’ultimo anello della catena, quando il recupero è impossibile. O a ridurre l’acquisto di cibi freschi, come sostiene la fondazione Enpam.

 

L’Europa negli ultimi mesi sta spingendo molto su questo fronte. A giugno la Commissione ha però sottolineato l’assenza di numeri e misurazioni chiare sul fenomeno: «i dati sullo spreco alimentare in Europa sono insufficienti». La mancanza di strumenti efficaci sulla quantificazione e il monitoraggio dello spreco riguarda anche l’Italia. Inoltre, da noi, non sono stati individuati target nazionali di riduzione. E manca una integrazione al livello della pianificazione regionale e comunale, necessaria per far decollare la legge.

 

I casi San Stino e Catania

A fare la differenza potrebbero essere i Comuni, nel caso in cui decidessero di premiare chi fa recupero, di fatto riducendo i propri rifiuti. Qualcuno, in ordine sparso, ci sta pensando. Come ha fatto San Stino di Livenza, piccolo centro vicino a Venezia. «Siamo stati i primi a introdurre uno sconto del 20 per cento sulla parte variabile della Tari, la tassa sui rifiuti, per aziende e supermercati, commisurando la riduzione sul cibo donato», spiega l’assessore all’Ambiente e all’Urbanistica Stefano Pellizzon. «C’è molto interesse da parte dei supermercati e per i donatori non ci sono più scuse», prosegue Pellizzon. «Però se la raccolta aumenta bisogna che le associazioni siano attrezzate.

 

Parlando con altri amministratori vedo che il problema più grosso è avere abbastanza volontari, specie se devi gestire il fresco, prodotti deperibili». Recuperare il cibo rimasto intrappolato lungo la filiera è infatti una questione di logistica. Di furgoni, frigoriferi, organizzazione, bolle. Lo sa bene Lino Frazzetto, ex imprenditore siciliano, ora pensionato, che da tempo insieme ad altri volontari del Banco Alimentare pianifica la raccolta e distribuzione di prodotti invenduti a Catania e dintorni. Almeno una volta a settimana un furgone gemellato e un camion con cella frigorifera fanno il giro dei supermercati e dei depositi delle industrie convenzionate. Imbarcano pasta, latte, zucchero, farina, legumi, passate di pomodoro, ma anche prodotti freschi, vicini alla scadenza, che devono essere refrigerati e ridistribuiti in fretta. Sbarcano la merce al magazzino, un capannone di 1300 metri quadri, che si trova a una decina di km da Catania. E da lì fissano l’appuntamento con 450 strutture, parrocchie e associazioni che si occupano di distribuire il cibo a chi ha difficoltà economiche. «Tutto viene tracciato, quello che entra e quello che esce», racconta Lino.

 

Il ruolo dei singoli

E’ passato ancora poco tempo dall’entrata in vigore della legge e non ci sono dati sulla sua efficacia. «Non ne abbiamo perché ancora non è stato fatto il tavolo ministeriale che dovrebbe occuparsi anche della misurazione di quanto si recupera», spiega Segré. Peraltro si trovano stime diverse anche sul ruolo giocato dai vari settori della filiera. Un dettaglio non da poco per capire dove intervenire, oltre al livello delle famiglie, dove però ormai le eccedenze sono date per perse.

Negli ultimi anni si è concentrata molto l’attenzione sul ruolo dei consumatori, che in effetti sprecano tanto, almeno il 43%, e anche di più secondo altre stime. Ma il 57% delle eccedenze si genera comunque lungo la filiera precedente, secondo dati del Politecnico di Milano.

 

Ed è difficile capire quanto incidano i meccanismi nascosti lungo la catena anche sul comportamento dell’utente finale. «La grande distribuzione è virtuosa se guardiamo al suo bidone della spazzatura», commenta Luca Falasconi, ricercatore al dipartimento di scienze agroalimentari dell’università di Bologna. «Tuttavia quando chiede mele tutte uguali ai produttori, o quando scarica il magazzino facendo delle promozioni tre per due, di fatto trasferisce il problema a monte o a valle. Tu acquirente pensi di fare un affare, ma poi non riesci a consumarlo».

 

Secondo Coldiretti – che stima lo spreco agricolo solo all’8% – ci sono metodologie organizzative che riducono le perdite agroalimentari: «Ad esempio i mercati dove si fa vendita diretta, in cui i prodotti viaggiano meno e non arrivano da produzioni massive», dice Rolando Manfredini, il suo responsabile della sicurezza alimentare. Una direzione in cui altri si spingono ancora di più, immaginando ruoli diversi per chi produce e chi consuma: dai gruppi di acquisto solidali agli orti urbani.

 

«Tutto ciò che raccorcia la filiera e avvicina i prodotti al consumatore aumenta l’efficienza ma anche la consapevolezza», commenta Francesco Gesualdi, del Centro nuovo modello di sviluppo, da anni alfiere del consumo critico. «Se crei coinvolgimento e un rapporto più diretto fra produzione e consumo allora non butti più via il cibo cui hai dedicato tempo e vita. La lotta allo spreco è un segnale importante, ma da lì bisogna andare oltre».

 

http://www.lastampa.it/2017/07/09/italia/cronache/la-voragine-del-cibo-sprecato-milioni-di-tonnellate-allanno-finiscono-nellimmondizia-cI0Dw73Wjawe0K7kCg7XSP/pagina.html

Gianni Spartà – dimmi perchè parti – recensione di Luigi Pastore

La mia opinione  è che il libro sia una metafora dei tre elementi fisici che determinano la vita degli esseri umani:

Spazio, tempo e velocità.

La scelta di una velocità condizionata dalla fatica muscolare da un’idea della dimensione del tempo dell’autore.

Infatti la velocità relativa degli oggetti in movimento cambia il tempo ed è ancora la velocità a determinare lo scorrere relativo del tempo.

Tempo che è ambiguo e dilatato, come ben sapevano gli antichi greci che lo descrivevano in tre modi, cronos, kairos ed aion, ma il tempo di Spartà non è quello lineare delle primi aggregati umani di cacciatori/raccoglitori, ne quello ciclico degli agricoltori, non quello alternato dei mercanti e degli artigiani rinascimentali, men che meno quello modulare e serializzato della rivoluzione industriale e neppure quello quantico e accelerato dell’era digitale.

E’ un tempo “proprio”.

“Abitiamo il tempo”, affermava M. Heidegger, ma non tutti allo stesso modo.

Possiamo scegliere di abitare quello che velocizza, marginalizza, accresce le disuguagliante, concentra i redditi su pochi, esacerba l’individualismo e l’egoismo sociale, cancella il lavoro e lo sostituisce con gli algoritmi dell’intelligenza artificiale, pauperizza i beni comuni e annienta la natura.

Oppure, come fa l’autore, il tempo della lentezza, dell’equilibrio, della socialità, della condivisione, dell’inclusione, del benessere che arriva dai nodi di relazione tra gli esseri umani, non mediati dai cip e dal gratificarsi per la bellezza del paesaggio e del territorio che ci permette di riassaporare il valore delle emozioni, dei sentimenti, della passione, dei rapporti con gli individui e l’ambiente circostante.

Questo per riscoprire le vere priorità che non sono le urgenze che efficentizzano, ma non efficacizzano e dare al tempo il giusto peso, anche quando in minima parte lo investiamo nella lettura di un libro che al di là della bellezza espositiva e della capacità narrativa, ci da anche l’occasione di riflettere su ciò che conta veramente.

Luigi Pastore

Fior d’impresa, il contest, il video e l’ebook in freedownload

E’ disponibile in #freedownload, ovvero gratuitamente, su tutte le piattaforme per #ebook, Fior d’impresa, la nuova opera di Edizioni dEste, in collaborazione con Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Alto Milanese. Il libro, che porta la firma di Sabrina Minetti e Massimiliano Comparin, è una raccolta di dieci storie imprenditoriali nata dal desiderio di mostrare alle nuove generazioni la bellezza del fare impresa.
Una tiratura limitata in formato cartaceo è stata pubblicata per premiare i vincitori di un contest che ha coinvolto le classi terze degli istituti superiori del territorio.
Vincitore del concorso è stato il progetto ‘TRE ERRE’ realizzato dalla classe 3°D dell’Istituto Torno di Castano Primo.
A convincere la giuria è stata proprio un’idea innovativa di business, presentata in modo molto originale. I ragazzi si sono infatti improvvisati attori realizzando un video con un’intervista doppia all’Amministratore Delegato e al tecnico di laboratorio dell’azienda virtuale TRE ERRE.
Dall’acronimo Reduce, Reuse e Recycle, l’impresa da loro immaginata si distingue nel settore del risanamento ambientale grazie a tecniche all’avanguardia di analisi del suolo. La premiazione di oggi presso l’Istituto Torno di Castano Primo è stata l’occasione per far conoscere tutti i progetti in gara: ‘FILAX’ dell’Istituto Maggiolini, un’impresa dedicata alla vendita di libri scolastici digitali e alla produzione di dispositivi elettronici per studenti; l’agenzia di viaggi del Liceo Galileo Galilei ‘DUGO’N’GO’, specializzata in viaggi ecosostenibili; la radio scolastica ‘CIRKUS RADIO’ dei ragazzi del Liceo Linguistico d’Arconate e d’Europa; e lo studio intervista dell’azienda BEPLAST del Liceo Cavalleri.
I lavori sono stati esaminati da esperti che hanno valutato la presentazione, originalità e realizzabilità dell’idea. Ad esprimere il loro giudizio Egidio Alagia, Presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Alto Milanese, Antonio Calabrò, giornalista e Consigliere Delegato Fondazione Pirelli, Luca Rancilio, Fondatore Rancilio Cube, Monica Rivelli di FEDUF Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio.
I vincitori sono stati inoltre invitati all’Assemblea Generale dell’Associazione il 13 giugno, occasione anche per visitare la Pietro Carnaghi, eccellenza del territorio.
Ecco il link al video prodotto per il progetto
https://www.youtube.com/watch?v=BiHjb7Rn4Vs 

 

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