Gianni Spartà – dimmi perchè parti – recensione di Luigi Pastore

La mia opinione  è che il libro sia una metafora dei tre elementi fisici che determinano la vita degli esseri umani:

Spazio, tempo e velocità.

La scelta di una velocità condizionata dalla fatica muscolare da un’idea della dimensione del tempo dell’autore.

Infatti la velocità relativa degli oggetti in movimento cambia il tempo ed è ancora la velocità a determinare lo scorrere relativo del tempo.

Tempo che è ambiguo e dilatato, come ben sapevano gli antichi greci che lo descrivevano in tre modi, cronos, kairos ed aion, ma il tempo di Spartà non è quello lineare delle primi aggregati umani di cacciatori/raccoglitori, ne quello ciclico degli agricoltori, non quello alternato dei mercanti e degli artigiani rinascimentali, men che meno quello modulare e serializzato della rivoluzione industriale e neppure quello quantico e accelerato dell’era digitale.

E’ un tempo “proprio”.

“Abitiamo il tempo”, affermava M. Heidegger, ma non tutti allo stesso modo.

Possiamo scegliere di abitare quello che velocizza, marginalizza, accresce le disuguagliante, concentra i redditi su pochi, esacerba l’individualismo e l’egoismo sociale, cancella il lavoro e lo sostituisce con gli algoritmi dell’intelligenza artificiale, pauperizza i beni comuni e annienta la natura.

Oppure, come fa l’autore, il tempo della lentezza, dell’equilibrio, della socialità, della condivisione, dell’inclusione, del benessere che arriva dai nodi di relazione tra gli esseri umani, non mediati dai cip e dal gratificarsi per la bellezza del paesaggio e del territorio che ci permette di riassaporare il valore delle emozioni, dei sentimenti, della passione, dei rapporti con gli individui e l’ambiente circostante.

Questo per riscoprire le vere priorità che non sono le urgenze che efficentizzano, ma non efficacizzano e dare al tempo il giusto peso, anche quando in minima parte lo investiamo nella lettura di un libro che al di là della bellezza espositiva e della capacità narrativa, ci da anche l’occasione di riflettere su ciò che conta veramente.

Luigi Pastore

DIMMI PERCHE’ PARTI – in bici, a piedi, in barca, sulle ali – GIANNI SPARTA’

COMUNICATO STAMPA

DIMMI PERCHE’ PARTI – in bici, a piedi, in barca, sulle ali – GIANNI SPARTA’

E’ in uscita in libreria, nei primi giorni di giugno, il nuovo libro del giornalista varesino, di origini siciliane, Gianni Spartà.

Reduce dal successo delle sue pubblicazioni sulle storie della grande imprenditoria italiana, in particolare di “Mister Ignis – Giovanni Borghi nell’Italia del miracolo” (Mondadori 2002), da cui Rai Uno ha tratto una fiction in due puntate nel 2014, Spartà si lancia nella narrazione di un diario di viaggio grazie al quale ci porta in giro per il mondo con mezzi che permettono un contatto con la natura, con il territorio e con le persone, totalmente diverso da quello a cui siamo abituati. Spartà, da buon editorialista, entra anche nel merito della storia dei luoghi battuti e ci parla con il cuore in mano dei suoi incontri con persone comuni e con personaggi più noti di cui ci mostra l’aspetto inconsueto cogliendone la grande umanità.

“Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita.” Disse Rita Levi Montalcini che si è goduta 103 primavere. In bici, a piedi, in barca e sulle ali, recita il sottotitolo di questo libro. E allora se la bici è passione inestinguibile e quindi Fuoco, i piedi sono Terra, la barca è Acqua e le ali sono ovviamente Aria. In queste immagini troviamo la suggestione dei quattro elementi declinati nelle quattro possibili forme del viaggio dell’anima, lungo un’intera vita.

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Titolo: DIMMI PERCHE’ PARTI – in bici, a piedi, in barca, sulle ali

Autore: Gianni Spartà

©2017EdizionidEste

©2017GianniSpartà

ISBN: 9788898726677

Genere: viaggi, sport, cicloturismo, saggistica

Pagine: 200

Formato: brossura

Prezzo: 18,00 €

Uscita: maggio 2017

 
Sinossi

A questo libro ho pensato da una sella di bicicletta mentre in nove tappe andavo in Sicilia, in cinque a Parigi, in sette dalla Toscana alle Marche attraverso l’Italia più bella. Ho imparato di più camminando e pedalando che intervistando industriali, ministri, criminali e monsignori. Ho accumulato più conoscenza incontrando viandanti che consultando documenti di personaggi entrati nella storia. “Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita.” Me lo disse Rita Levi Montalcini che si è goduta 103 primavere. In bici, a piedi, in barca e sulle ali, recita il sottotitolo di questo libro. E allora se la bici è passione inestinguibile e quindi Fuoco, i piedi sono Terra, la barca è Acqua e le ali sono ovviamente Aria. In queste immagini troviamo la suggestione dei quattro elementi declinati nelle quattro possibili forme del viaggio dell’anima, lungo un’intera vita.

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Gianni Spartà, giornalista, è nato a Messina e vive da sempre a Varese. Ha scritto libri di storia industriale, saggi d’attualità, biografie di famosi imprenditori. Tra gli altri: “Mister Ignis – Giovanni Borghi nell’Italia del miracolo” (Mondadori 2002), dal quale Rai Uno ha tratto una fiction in due puntate nel 2014; “Felice Rusconi, la carriera di un magutt” (Nicolini, 1986); “Vivere d’aria” (Macchione Editore, 2009); “Se lo dice lei” (Nicolini, 1995); “La tradizione del moderno – Storia della Mazzucchelli” (Macchione Editore, 1999) “Paul & Shark, una storia italiana” (Quattroemme, 2000); “Tutta un’altra storia” (Pietro Macchione Editore, 2015).

I FATTI DELLA UNO BIANCA – 4 marzo – speakeasy varese

TERZO APPUNTAMENTO DEL 2017 PER SPEAKEASY VARESE
Il 4 marzo torna Michele di Giacomo per Alchemico Tre a raccontare i FATTI DELLA UNO BIANCA.

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Speakeasy Varese, il progetto di Karakorum Teatro con la direzione artistica di Stefano Beghi e con il sostegno di Eolo e della Fondazione del Varesotto, arriva al sesto appuntamento della stagione, ancora una volta una forte tematica civile.
In scena LE BUONE MANIERE prodotto da Alchemico Tre per riflettere su un capitolo della cronaca nera italiana che ha lasciato un segno nella memoria di tutti.

A distanza di 30 anni dal primo colpo della Banda della Uno bianca al casello autostradale di Pesaro (19 giugno 1987), il romagnolo Michele di Giacomo, affidandosi al testo di Michele Di Vito e alla consulenza drammaturgica di Magdalena Barile, ne ripercorre le tappe attraverso solo uno dei suoi protagonisti: Fabio Savi. Uno degli assassini più feroci della storia italiana, che per anni, con i fratelli Alberto e Roberto, entrambi poliziotti, mise a segno decine di rapine, uccise 24 persone e ne ferì un centinaio, incarnando fino all’arresto un incubo per chiunque vivesse in Emilia-Romagna. In un serrato monologo Di Giacomo tenta di indagare nell’animo umano per far luce su quell’istinto animale che ci porta a compiere azioni scellerate. ripercorrendo la storia dell’assassino nella sua cella da ergastolano. E’ il ritratto di un uomo comune, senza alcuna caratteristica da eroe che si è macchiato di tanti orribili delitti per un’avidità di denaro che ne ha cancellato qualunque scrupolo morale: emerge la figura di un uomo senza alcun ideale, nessuna organizzazione criminale a proteggerlo, nessun legame con la falange armata, la camorra, i servizi deviati: animato solo da scopi di lucro, razzismo e un rambismo arrogante. Perché nessuno scenario misterioso sembra nascondersi dietro questa vicenda: solo la banalità del male…

La serata è patrocinata da LIBERA VARESE che ci aiuterà a mettere un’importante attenzione sui temi della criminalità anche nel nostro territorio.

Dalle 17.00 infatti, presso i locali del Globe Cafè (Varese, via sacco 4) l’approfondimento curato da EDIZIONI DESTE e moderato da Massimiliano Comparin al centro della riflessione la cronaca nera che ha tristemente reso famoso il nostro territorio. Grazie alla partecipazione di Gianni Spartà e Silvestro Pascarella la cronaca, il silenzio, legalità e giustizia al centro della chiacchierata in preparazione della serata.

Dalle 19:30 si apre il Teatro Santuccio per l’aperitivo curato dal progetto Edubar della Cooperativa Sociale L’Aquilone e alle 20:15 come sempre spazio alla musica indipendente con il live del cantautore milanese ENZO BECCIA.

Alle 21.00 SPETTACOLO: LE BUONE MANIERE
Testo di Michele Di Vito, Regia di Michele di Giacomo, Consulenza drammaturgica Magdalena Barile Scene e costumi Roberta Cocchi e Riccardo Canali Suono Fulvio Vanacore.

Durante tutta la serata sarà esposta in teatro a cura del collettivo VA’RESE – MICROVALORIZZAZIONE DEL QUOTIDIANO la mostra fotografica di Marco Zanini MAPPING MAFIA in collaborazione con Libera Varese che racconta con le immagini la presenza della mafia nella città.

Ingresso alla serata: 10/8 Euro (ridotto per studenti, attori professionisti e per chi verrà in teatro in bicicletta)
Aperitivo 5 Euro (con uno sconto se non sprechi e porti il tuo bicchiere da casa!)
Info e prenotazioni http://www.karakorumteatro.it/sv6-le-buone-maniere

Fb: http://www.facebook.com/speakeasyteatrodicontrabbandohttp://www.facebook.com/KarakorumTeatro Website: http://www.karakorumteatro.it

l’abitudine…

«L’abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portar le catene, a subir ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L’abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza e quando scopriamo di averla addosso ogni fibra di noi s’è adeguata, ogni gesto s’è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci».

SELFIE FALLACI

Oriana Fallaci