Gianni Spartà – dimmi perchè parti – recensione di Luigi Pastore

La mia opinione  è che il libro sia una metafora dei tre elementi fisici che determinano la vita degli esseri umani:

Spazio, tempo e velocità.

La scelta di una velocità condizionata dalla fatica muscolare da un’idea della dimensione del tempo dell’autore.

Infatti la velocità relativa degli oggetti in movimento cambia il tempo ed è ancora la velocità a determinare lo scorrere relativo del tempo.

Tempo che è ambiguo e dilatato, come ben sapevano gli antichi greci che lo descrivevano in tre modi, cronos, kairos ed aion, ma il tempo di Spartà non è quello lineare delle primi aggregati umani di cacciatori/raccoglitori, ne quello ciclico degli agricoltori, non quello alternato dei mercanti e degli artigiani rinascimentali, men che meno quello modulare e serializzato della rivoluzione industriale e neppure quello quantico e accelerato dell’era digitale.

E’ un tempo “proprio”.

“Abitiamo il tempo”, affermava M. Heidegger, ma non tutti allo stesso modo.

Possiamo scegliere di abitare quello che velocizza, marginalizza, accresce le disuguagliante, concentra i redditi su pochi, esacerba l’individualismo e l’egoismo sociale, cancella il lavoro e lo sostituisce con gli algoritmi dell’intelligenza artificiale, pauperizza i beni comuni e annienta la natura.

Oppure, come fa l’autore, il tempo della lentezza, dell’equilibrio, della socialità, della condivisione, dell’inclusione, del benessere che arriva dai nodi di relazione tra gli esseri umani, non mediati dai cip e dal gratificarsi per la bellezza del paesaggio e del territorio che ci permette di riassaporare il valore delle emozioni, dei sentimenti, della passione, dei rapporti con gli individui e l’ambiente circostante.

Questo per riscoprire le vere priorità che non sono le urgenze che efficentizzano, ma non efficacizzano e dare al tempo il giusto peso, anche quando in minima parte lo investiamo nella lettura di un libro che al di là della bellezza espositiva e della capacità narrativa, ci da anche l’occasione di riflettere su ciò che conta veramente.

Luigi Pastore

Passatori, contrabbandieri e altri racconti – Recensione Il Mangialibri

http://www.mangialibri.com/libri/passatori-contrabbandieri-e-altri-racconti

Sergio Scipioni ha 18 anni quando si arruola nella Guardia di Finanza e dopo il corso di allievo finanziere viene assegnato alla caserma sul Ceresio, al confine con la Svizzera. Originario di Rocca Sinibalda, in provincia di Rieti, Sergio proviene da una famiglia umile, di quelle che vivono del lavoro dei campi e in cui un paio di scarpe nuove viene accolto come un regalo bellissimo. Quando non aiuta il fratello nei campi, il padre trascorre gran parte della stagione invernale a Roma, dove lavora come fuochista per vari condomini della capitale. Abituato a vivere all’aria aperta, tra boschi e animali, Sergio vede i luoghi e i volti dell’infanzia modificarsi in quel turbinio affannato che sono l’Italia del dopoguerra e del boom economico. L’infanzia lascia posto all’età adulta e il lavoro di finanziere, unito ad un’innata curiosità, lo portano a incontrare persone, visitare luoghi, ascoltare molte storie sorprendenti e viverne altrettante in prima persona. A Sergio appartengono lo sguardo acuto dell’osservatore e la pazienza di chi sa ascoltare: attraverso le sue parole di ‘cacciatore di storie’ prendono vita contrabbandieri, passatori e viaggiatori di ogni età…

Il nuovo libro di Sergio Scipioni si colloca a metà tra l’autobiografia e la raccolta di racconti. Questi ultimi sono divisi in tre nuclei tematici ̶  Passatori, Contrabbandieri e Racconti – in cui non è necessariamente seguita una coerenza temporale. Se infatti in Passatori l’autore ormai adulto riporta le vicende di coloro che durante la Seconda guerra mondiale si incaricavano di far oltrepassare illegalmente il confine italoelvetico agli ebrei, Contrabbandieri è incentrato sull’età giovanile trascorsa nella Guardia di Finanza. Racconti è invece un insieme di aneddoti provenienti da diverse fasi della vita dell’autore, facenti riferimento alla vita in campagna, ai viaggi a Roma, agli anni del collegio, o ancora al pensionamento. Due cose rimangono impresse dopo aver letto questo libro. La prima è sicuramente la dignità narrativa con cui i fatti, anche quelli più drammatici, vengono riportati. In Scipioni non trovano spazio effetti teatrali o la lacrima a tutti i costi. Al contrario, in ogni racconto traspaiono umanità e comprensione persino per le situazioni più complesse, o per quei personaggi che comunemente si potrebbero definire ‘i cattivi’. La seconda cosa a colpire è invece la voce dell’autore. Leggendo di cani eroici, inseguimenti in auto, appostamenti e torte ai canditi, si ha l’impressione di essere tornati bambini e di ascoltare quelle storie che solo i nostri nonni sapevano raccontare. Non a caso Scipioni ha già pubblicato sempre per Edizioni dEste Le favole di nonno Sergio (2013) e Le api contrabbandiere e altre favole di nonno Sergio (2015). A riprova del fatto che, sebbene adulti, i migliori insegnamenti di vita ci arrivano sempre grazie alle favole.

Serena Ugolini per Il Mangialibri

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La rivoluzione della verità – recensione di Il GiornaleOff

Dall’articolo di Angelo Crespi

“Pascarella ha lasciato temporaneamente la pista consueta, per raggiungere l’Afghanistan portando con sé l’armamentario affilato e testato durante tutti questi anni di lavoro: precisione nella scrittura, desiderio di mostrare anche le cose meno eclatanti, pietas nella descrizione. Ne è uscito un libro pregevole – corredato da un intenso apparato di immagini, frutto dell’occhio del fotografo Davide Caforio che ha seguito l’impresa – in cui si racconta un Paese devastato da secolari guerre e millenarie dominazioni, in cui si radicano in contrasti più forti tra una modernità laica mai accettata e una tradizione religiosa integralista.”

qui la versione integrale dell’articolo

afgha ragazzi

lettere dai lettori #icentoveli

riceviamo da un lettore, che ha proposto ad un amico I Cento Veli, di Massimiliano Comparin, questa risposta, che in redazione è piaciuta parecchio, non tanto per gli elogi, ma per la sua originalità:

…ieri sera ho finito di leggere il romanzo che mi avevi mandato. Ci ho messo un po’ a iniziarlo, sai quassù ho tante distrazioni… pub pub pub… scherzo con i due piccoli te podi ben imaginarte! poi l’ho letto d’un fiato, mi è piaciuto molto perchè è un grande romanzo storico e di amore e di formazione. quell’alessandro li mi ricorda qualcuno… ma poi si cambia eh?!  emerge uno sguardo sulle cose e la realtà che mai si stacca dal quotidiano impatto che ogni essere umano porta con se avendo a che fare non con una generica vita ma con la sua vita e poi con la vita degli uomini tutti. emerge  molto bene sia la storia di ciascuno, sia quel fascio intrecciato di passioni e dolori nei quali il nostro cuore si perde x quanto sono grandi ma che passo passo ci fa muovere e affrontare il vivere, sia la storia del mondo con la bella gaia, che me la immagino occhi di ghiaccio, vittima sacrificale di tutti noi, e io vorrei sapere dove sta ora. e poi la scrittura è molto bella senza essere pretenziosa, mi viene da dire semplice e dolce. questa semplicità di fondo é quel che mi ha colpito di più, anche tu ce l’hai e credo sia in fondo quel che ci fa essere sempre compagni di cammino (anche se tu non vieni mai a trovarci!) grazie della bella storia che mi hai fatto leggere. 

ciao ti abbraccio, scrivimi novità, sicuramente ne hai. 

fra