Noi stiamo col dio del vento

Per solidarietà verso Luca Spada, imprenditore generoso e solidale, attento ai propri dipendenti e di grande umanità, vi invitiamo a leggere il racconto che descrive il suo percorso imprenditoriale, pubblicato da noi nel 2015 in una raccolta di storie di grandi imprenditori italiani

#iostoconluca

 

Il dio del vento

di Massimiliano Comparin con Luca Spada

 

A nove anni, nel 1982, ebbi in regalo il mio primo computer, un Philips VG8000 che al posto del disco fisso aveva le musicassette dei mangianastri. L’anno successivo uscì nelle sale War Games, un film di grande successo che raccontava di un ragazzino capace, col suo computer e con una linea telefonica, di entrare nel dipartimento di difesa americano e dare il via a una guerra termonucleare. Quel ragazzino, da solo, mise in crisi un sistema e, da solo, riuscì a mettere a posto le cose. Ma era soltanto un film…

Tornando alla mia storia, tutto iniziò alle scuole medie. Avevo dodici anni e il computer era una scatola vuota, una piattaforma per scrivere programmi.

Vuota, sì. Ma poteva contenere tantissime cose, bastava decidere cosa metterci dentro.

Come un vaso colmo di terra. Secondo il seme che si decide di far germogliare, crescerà una pianta diversa: un’erbaccia infestante oppure un’enorme bellissima quercia. Dipende dal seme. Il vaso e la terra erano lì davanti a me: uno schermo nero con cursore verde lampeggiante. Ma il seme, il seme lo dovevo mettere io.

La prima cosa che creai con quel computer fu una calcolatrice: battevo i numeri sulla tastiera e lei faceva i calcoli. Sembra una banalità, oggi, ma non lo era, a quei tempi, per un ragazzino di dodici anni.

In seguito creai un programma per contabilizzare i dati di vendita dell’attività di mio padre, a quel tempo agente di commercio per articoli da giardino e gabbie per uccelli. Mi meritai il Commodore Amiga, molto più potente, e imparai il linguaggio C, grazie al quale potei scrivere un programma per gestire banche dati. La banca dati, per capirci, è il principio su cui si basa Facebook: centinaia di milioni di profili continuamente aggiornati cui possiamo accedere collegandoci al dominio creato da Zuckerberg. Le persone chiamavano da ogni parte d’Italia per accedere al mio servizio. Mio padre spendeva un sacco di soldi in telefonate, a quei tempi c’era la teleselezione e più si chiamava lontano da casa, più si pagava.

A quindici anni, frequentavo il liceo scientifico, mi unii ad altri ragazzi, tutti più grandi di me, e insieme creammo una società, la DB Line. Rivendevamo videogames. A quel tempo i videogiochi venivano sviluppati in Giappone e in America, da noi arrivavano tardi oppure non arrivavano proprio. Aprimmo un canale trade, ossia compravamo dalle case madri produttrici, e nel giro di pochissimo tempo distribuimmo in tutto il Nord e Centro Italia.

Eravamo in quattro, tutti trentenni a parte me: Marco, consulente informatico, era l’amministratore; Domenico, sviluppatore, seguiva la contabilità e la gestione acquisti e vendite; Fabrizio era il nostro commerciale che in breve mise in piedi una sua rete di vendita; ed io, quindici anni, che del gruppo ero lo smanettone: sceglievo i videogiochi e curavo la banca dati.

Gli affari andavano bene. Appena potevo, andavo in ufficio a lavorare e marinavo scuola. Non quando c’erano i compiti in classe, come a volte facevano i miei compagni, ma solo quando c’erano lezioni leggere. Insomma, mancavo da scuola nei giorni in cui c’era poco da fare e questo destava pochi sospetti, i professori non sapevano che a quindici anni ero già imprenditore. Tutto il mio tempo libero era dedicato al lavoro. Facevo i compiti dalle 5 alle 7 del mattino e non ero, ovviamente, il migliore della classe. Non andavo in giro il pomeriggio in motorino o la sera in discoteca come facevano gli altri ragazzi della mia età, e uscivo poco anche con le ragazze. Ero quello che oggi si potrebbe definire un nerd.

Ero un nerd ante litteram.

E arriviamo ora al 1994, lo spartiacque della mia vita. Avevo vent’anni e per la prima volta si sentì parlare, tra addetti ai lavori (e io ero tra quelli), del protocollo internet rivolto all’industria privata. Fino a quel momento, internet era un enorme consorzio di banche dati che interconnetteva le università americane. In Italia se ne sapeva poco o nulla. Nell’estate di quell’anno partii per gli Stati Uniti, assieme a un amico di Pavia. Comprammo due biglietti open, senza limitazioni, della Delta Airlines. Prima tappa: Atlanta, dove si teneva la più importante fiera delle banche dati.

Seconda tappa: la California.

L’unico modo per collegarsi a internet era frequentare un’università. Avevamo un amico ricercatore a Santa Barbara, affittammo un appartamento e passammo il mese di agosto in quella città. Lì mi resi davvero conto delle potenzialità di Internet. Fu una folgorazione, come se in quelle ore trascorse al campus avessi intravisto il futuro. A settembre tornai in Italia e chiesi ai miei soci di investire in questa nuova avventura. Nessuno accettò, non se la sentivano di lasciare un’attività ben avviata e gettarsi in ciò che poteva rivelarsi un salto nel buio.

Mi feci liquidare e chiesi dieci milioni di lire in prestito a mio padre, costituii una ditta individuale e trasformai la mia banca dati in una piattaforma che chiamai Skylink. La mia ragazza seguiva la contabilità e il back office, io mi occupavo degli aspetti tecnici e commerciali. Tutto dentro un garage.

Fu così che attivai il primo collegamento internet in Italia.

I clienti, all’inizio, furono gli utenti delle mie banche dati. Di notte curavo la parte tecnica, la mattina e il pomeriggio prendevo la valigetta e andavo nelle aziende del territorio a proporre i miei servizi. Fare il commerciale mi servì moltissimo: la mia attività era innovativa e destava particolare interesse, ero quindi spesso ricevuto dal titolare dell’azienda e questo mi aiutò a costruire e tessere relazioni importanti.

Nel ’95 feci il mio primo miliardo, nel ‘96 raddoppiai quella cifra e nel ’97 superai i quattro miliardi e mezzo.

A quel tempo c’erano solo tre internet provider in Italia: I.net, la mia Skylink e Iunet del gruppo Olivetti.

I.net era di proprietà di quattro ragazzi più grandi di me di circa dieci anni che avevano alle spalle un socio di capitali importante, quello che oggi si chiama Venture Capital. Insomma, avevano molto denaro da spendere. Mi chiesero di salire a bordo, incorporando la mia Skylink in I.net. Accettai ma non mi feci pagare cash, in contanti. Preferii le azioni. Diventai proprietario di una quota rilevante della società e assunsi un ruolo dirigenziale.

Nel 1998 eravamo il più grande operatore internet business in Italia e fatturavamo circa cento miliardi di lire all’anno.

British Telecom, France Telecom e Deutsche Telecom, le principali aziende di telecomunicazioni di Inghilterra, Francia e Germania, cominciarono a corteggiarci, desideravano acquisirci per entrare nel mercato italiano. Decidemmo infine di vendere a British Telecom il 33% della società con possibilità di salire fino al 51% per poi quotarci nel mercato azionario.

Entrammo in Borsa il 4 aprile del 2000. Avevo ventisei anni.

L’IPO, il valore di collocamento di ogni singola azione, era di 172 euro. Il primo giorno le azioni schizzarono a 440.

L’azienda valeva 4.000 miliardi. Io possedevo una quota significativa di 4.000 miliardi di lire.

Come mi sentivo in quei giorni? Potete ben capire che c’era un entusiasmo pazzesco. Una cosa del genere avrebbe fatto girare la testa a chiunque ma, fortunatamente, non mi ubriacai di quell’entusiasmo e tenni i piedi ben piantati per terra. La new economy appariva simile alla corsa all’oro di un secolo e mezzo prima: pochissimi diventarono ricchi e moltissimi persero tutto; quelli che, invece, vincevano sempre erano i costruttori di setacci e di strumenti da lavoro, che servivano a tutti, vincitori e sconfitti. Noi non partecipavamo alla corsa, davamo la connessione a tutti i cercatori d’oro della nuova frontiera.

Appena fu possibile, i miei soci uscirono dall’azienda e oggi si godono la vita.

Fine della storia?

No, per niente. Io avevo ventisette anni e ancora tanta voglia di fare.

Non poteva finire lì.

Tornai al mio primo amore, le banche dati e i videogames, e mi dedicai al gioco in multiutenza, ovvero contro avversari online. E lì mi accorsi del divario digitale di tanti clienti non serviti dall’Adsl, che quindi non potevano giocare. Il mio sogno era costruire una rete mia, uscendo dalla dipendenza di Telecom, che offriva spesso servizi lenti. L’Italia ha infrastrutture digitali scarse e poco veloci, in molte zone del Paese addirittura manca quasi del tutto la connessione. Una nazione senza autostrade digitali è una nazione poco competitiva.

Giusto per fare un esempio, a casa mia, tre chilometri da Varese in aperta campagna, non c’era banda veloce. I miei vicini desideravano poter navigare e chi meglio di me, a loro dire, poteva risolvere questo problema? Pensai di accordarmi con uno di loro, che si trovava nella stessa situazione. Dalla sua azienda, dove invece la banda larga arrivava, sparai il segnale a una stazione radio collocata sul monte Tre Croci, a Varese, e da lì rilanciai la linea verso le nostre abitazioni. La sera stessa, navigavamo con la banda larga, a 20 Mb al secondo. Nel giro di sei mesi, misi insieme mille clienti. Affittai ripetitori di RaiWay, di Mediaset, di privati. Dove non esistevano, ne installai di miei. Equipaggiato da rocciatore, partivo alle 6 di mattina, con la pila frontale attaccata al casco. Oggi anche gli otto alberghi al Passo dello Stelvio, a quasi 3.000 metri di quota, dispongono di Internet, grazie a questo mio sogno all’apparenza irrealizzabile: collegare al Web, senza bisogno dei fili, anche le località più sperdute d’Italia.

Ora sono presidente, amministratore delegato e maggior azionista della più grande rete privata wireless a banda ultra larga esistente al mondo. Questa nuova società l’ho chiamata Eolo, come il dio del vento, perché è interamente basata sui ripetitori radio. Miliardi di byte trasportati nell’etere in un soffio.

Un’antica leggenda greca dice che ogni bambino, appena nato, viene visitato da un Daimon, una specie di elfo, o folletto, oggi diremmo, e gli sussurra nelle orecchie quella cosa che, da adulto, sarà capace di fare: il suo dono. Ogni nuovo nato ha un suo dono, uno soltanto. Il bambino ovviamente non comprende il significato delle parole pronunciate dal Daimon, suo compito sarà sperimentare cose diverse nella vita alla ricerca del suo vero dono, quella parola dimenticata, pronunciata il giorno della sua nascita. Se avrà la fortuna di imbattersi in quella parola, sarà la creatura più felice della terra e la più appagata perché avrà dato un senso alla vita.

Ecco, il mio dono è mettere in comunicazione le persone. Credo di averlo ormai capito.

Se posso dare un consiglio, dico: seguite la vostra passione, i vostri hobby, quello che vi piace. La differenza poi la farà la cura dei dettagli e la qualità. Investite tempo nel circondarvi di persone valide. Siate maniaci di una cosa, una cosa soltanto. Non disperdete risorse o energie in mille rivoli.

In bocca al lupo, ragazzi.

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L’ora di coaching – Bookcity 2018

All’interno di BookCity Milano 2018, settima edizione, 15-18 novembre
Con Fabrizio Decio e Massimiliano Comparin

Domenica 18 novembre 2018 dalle ore 15:00 alle 17:00
 Centrale District Starhotels E.c.ho. Viale Andrea Doria, 4, 20124 Milano MI

L’evento presenta il coaching in modo interpersonale e interattivo dove gli intervenuti potranno assaporare le dinamiche del coaching vivendole in prima persona. Fabrizio Decio guiderà l’incontro proponendo dinamiche, riflessioni e strumenti di uso immediato:
-sviluppo personale
-motivo+azione
-credenze
-soluzioni

All’evento non sarà necessario prepararsi o prendere appunti, basterà partecipare con attitudine positiva non dando nulla per scontato… il resto sarà una scoperta, un viaggio introspettivo che si concluderà con una nuova consapevolezza e qualche strumento in più.

Con Fabrizio Decio, coach e autore del libro Don’t walk in vain, ©2017 Edizioni dEste
©2017 Fabrizio Decio
Massimiliano Comparin, moderatore

https://bookcitymilano.it/eventi/2018/lora-di-coaching?fbclid=IwAR2QsnxSdvCVpuobr0rmNRlfhfuW0YA9JwFtCfBbEdGO9NGORYL2qGM8YUM

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L’agenda in pelle – Sergio Scipioni

L’agenda in pelle

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Sergio Scipioni

ISBN: 9788898726721

Genere: narrativa, giallo, noir, poliziesco

Pagine: 198

Formato: brossura

Prezzo: 16,00 €

Uscita prevista: dicembre 2017
In un afoso pomeriggio di una domenica di luglio del 1980, il caldo appiccica la divisa addosso e in caserma sono di turno il maresciallo Speroni e il finanziere Careddu, detto Nòcciolo. Una visita inaspettata interrompe la monotonia del lavoro d’archivio. Una donna bellissima consegna a Speroni un’agenda in pelle dove il marito, affermato chirurgo estetico, annota i pagamenti che riscuote in nero. Gemma Stankovic vuole così vendicarsi dell’infedeltà del consorte. Inizia così l’indagine della Guardia di Finanza per dipanare l’intricato groviglio che si cela fra le righe di quei clandestini appunti. Fra Porto Ceresio, Milano e la Svizzera, con Speroni e Nòcciolo indagheranno il loro capitano, Alex Ponzi, e Il Cobra, aitante agente aggiunto. Dietro quel “nero” c’è ancor più nero. Indistricabile e contagioso. Solo ventisei anni dopo, in un’altrettanto torrida estate, anche le radici più profonde della vicenda saranno quasi completamente portate alla luce. Quasi. Perché il gorgo implacabile del male ha inghiottito per sempre l’ultimo oscuro pezzo di verità.

 

Luigi Pastore presenta “Insostenibilità” su rete104, per La versione di Jeff

Martedì 7 novembre, dalle ore 19.00 alle 21.00 ritorna La Versione di Jeff, su Rete104, come sempre condotto da Francesca Fiori, Pietro Galli e … naturalmente, Jeff.
Nella puntata di martedì sarà ospite Luigi Pastore per raccontare del suo ultimo libro, “Insostenibilità. L’alternativa e sei passaggi per attuarla”.


Potete ascoltare la trasmissione, oltre che sulle frequenze di Rete104 (a Lecco 98.400) anche in streaming dal sito http://www.rete104.it o sull’app di Rete104; potete anche intervenire in diretta con sms o Whatsapp al 33.57.104.104 – email diretta@rete104.it o telefono 0341.287050.
versione jeff
Sul sito trovate le frequenze della zona:

COMO E PROVINCIA (92.900)
LUGANO E CANTON TICINO (95.300)
SONDRIO E LIMITROFI (96.700)
BERGAMO (97.550)
BRIANZA EST (97.600)
LECCO E BRIANZA (98.400)
VALCHIAVENNA E MADESIMO (98.800)
VALTELLINA (98.800)
ALTA VALSASSINA E LAGO (99.500)
BERGAMASCA (100.600)
CREMA E LIMITROFI (101.500)
ALTOPIANO VALSASSINA (104.100)
ALTO LAGO (104.700)
LAGO SPONDA LECCO (108.000)

Insostenibilità

Autore: Luigi Pastore

©2017Edizionideste

©2017LuigiPastore

Genere: saggistica, economia, sociologia

Formato tipografico: 18,00€

Pagine: 232

ISBN: 9788898726776

Uscita prevista:  novembre 2017

pastore

Il Mondo è ostaggio di un’economia finanziarizzata e lineare concentrata solo sul presente che con la presunzione illusoria di una crescita continua distrugge risorse non rinnovabili a ritmi non sostenibili, accelera i cambiamenti climatici che innestano conflitti e migrazioni bibliche, accresce le disuguaglianze e l’esclusione sociale e che con la crescente diffusione di automazione e intelligenza artificiale sottrae il lavoro e il reddito a milioni di cittadini. Sembrerebbe uno scenario senza speranza, un piano inclinato sul quale scivola la prospettiva di sopravvivenza stessa per il genere umano. Il libro analizza le criticità, costringe alla riflessione sull’utilizzo dei nuovi strumenti della tecnologia, sulle sue conseguenze sulla società e la democrazia e suggerisce una soluzione alternativa, processuale, sistemica e circolare per costruire un’economia più collaborativa e solidale che con la sua applicazione può offrire orizzonti di speranza, equità e benessere per gli esseri umani e il Pianeta stesso.

Luigi Pastore

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ingegnere civile tra-sportista. E’ stato un manager, nell’area gestionale e commerciale, di importanti multinazionali; esperto di mobilità e logistica ha svolto la funzione di consigliere delegato in società del settore e ha redatto piani del traffico. Attualmente è vice pre-sidente dell’Agenzia per il trasporto locale delle province di Varese, Como e Lecco e svolge attività di consulenza di direzione manageriale e formazione sequenziale. Collabora con alcune riviste del settore ed è coautore dei volumi: Il recupero energetico degli edifici (ANIT)
; Modelli aziendali eccellenti (Promoimpresa Mantova); Entusiasmo (di)vino (Sintesi Media Edizioni). Ha pubblicato nel 2012, per Marte Edizioni, il testo Dal caos al cosmo, considera-zioni sulla gestione del capitalismo individua-le delle micro e piccole imprese.

Un’ora condividendo il Coaching

 

Giovedì 26 ottobre alle ore 18,30 presso la sala Montini, Fabrizio Decio presenta il suo libro Don’t walk in vain – coaching il tuo compagno di viaggio, modera Massimiliano Comparin, direttore editoriale di Edizioni dEste, partecipa al dibattito il preside dell’Istituto De Filippi, Giovanni Baggio. A seguire un aperitivo organizzato dagli studenti dell’istituto alberghiero.

Location:

Istituto Statale “De Filippi”

Scuola superiore a Varese

Via Don luigi Brambilla, 15

21020 Varese

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Don’t walk in vain – coaching, il tuo compagno di viaggio – Fabrizio Decio

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Autore: Fabrizio Decio

prefazione di Cesare Romiti

©2017EdizionidEste

©2017Fabrizio Decio

ISBN: ISBN 9788898726714

Genere: saggistica

Pagine: 200

Formato: brossura

Prezzo: 18,00 €

Sinossi: Nessuna regola generale o astratta potrà mai funzionare se non si plasma sul cammino di ognuno di noi. Non esiste, insomma, la cosa giusta. Esiste solo la cosa giusta per te. Questa è l’ultima pagina del mio libro. Davanti, hai tanti fogli bianchi sui quali scriverai la tua vita. Usali, sono tuoi. Scrivere è importante, ci permette di mettere ordine nei pensieri, racchiuderli nei giusti cassetti, facendo spazio per quelli nuovi, che arriveranno. Spero che questo testo sia un nuovo inizio per te.

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Fabrizio Decio si laurea in Scienze Sportive presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Dal 1994 al 2001 è membro di vari consigli di amministrazione e nel 2001 fonda la propria società dedicata al management di attività commerciali in outsourcing per specifiche aree e mercati. Dal 2005 al 2008 è Responsabile delle Relazioni Esterne per la Fondazione Italia-Cina, con Cesare Romiti alla Presidenza. Nel 2007 ottiene il titolo di Professional Coach presso l’International School of Professional Coaching. Nel 2008 diventa Formatore. Nel 2010 offre la sua consulenza in Spagna per riorganizzare le società commerciali. Nel 2011 fonda ICU, International Coaching University. Dal 2011 è professore presso l’Instituto del Deporte de Malaga come Sporting Master Coach. Dal 2012 è responsabile dei corsi a libera scelta dello studente presso Scienze Motorie all’Università Cattolica di Milano, diviene Vice Presidente di ICU e prende parte al Consiglio di Amministrazione di varie società che ristruttura o riorganizza. A Marzo 2012, come direttore dei programmi ICU, apre Campus Italia. Dal 2013 è professore al Master in Coaching alla Business School ESEM di Madrid. Tiene conferenze in Italia e all’estero. Dal 2014 è docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Vive in due diverse nazioni, parla cinque lingue, lavora in quattro continenti.